Il laboratorio Sguardi sui Generis nasce all'Università di Torino nel 2010 con l'intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere. Un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l'affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali.

domenica 13 maggio 2012

CENA BENEFIT SGUARDI SUI GENERIS

Venerdi' 18 fatevi cucinare da noi!!!
Vi aspettiamo! per info e prenotazioni 334/3901198 - 339/3135510

Movimento per la Vita? Perenne marcia indietro!


Una “Marcia per la vita”. E’ questo il nome che diversi estremisti antiabortisti hanno scelto di dare al corteo che ha sfilato oggi per le vie centrali della capitale e che di fatto si scagliava contro la libertà di scelta di ogni donna di portare avanti o meno una gravidanza definendo la legge 194 - che sancisce tele diritto- uno “sterminio di stato”.
Inquietanti le presenze e le frasi su striscioni e cartelli.
Oltre al “mondo cattolico”, hanno sfilato insieme Forza Nuova e Militia Christi e come ciliegina sulla torta in prima fila appariva un Alemanno in veste ufficiale di sindaco, con tanto di fascia tricolore, per una manifestazione patrocinata dal Campidoglio.
Una manifestazione composta essenzialmente da fascisti nostalgici, integralisti cattolici, omofobi e razzisti, a cui hanno pensato bene di affiancarsi diversi esponenti di vari schieramenti, dal Pdl al Pd, appoggiando di fatto un attacco feroce e frontale alla libertà di scelta di ogni donna.
Numerosi i cartelli con attacchi al diritto all’autodeterminazione delle donne. Vale la pena riportare alcune frasi: “L’aborto è violenza”, “L’aborto non è un diritto. E’ un delitto”, “Ru486 = ammazza madre e figli” , “Eluana voleva vivere”, “La vita nasce dal concepimento” e poi ovviamente non poteva mancare il leitmotiv tanto caro al movimento per la vita e company, ovvero dare delle’”assassine” alla donne che decidono di interrompere la gravidanza.

venerdì 11 maggio 2012

Genere e impresa, appunti di riflessione a cura del laboratorio


Il capitalismo non è un sistema neutrale rispetto al genere e, al contempo, i processi di soggettivazione sono inseparabili dalle condizioni storico-sociali entro cui si dispiegano. Da questa premessa di ordine generale consegue la necessità di non lasciare impensate le relazioni specifiche tra genere e organizzazione della produzione e del lavoro nel capitalismo contemporaneo. Il quadro di riferimento risulta – di necessità – estremamente complesso e le riflessioni che seguono non possono che denunciare preventivamente la loro parzialità. Una parzialità, tuttavia, che ambisce a non essere manchevole e che, al contrario, si fa metodo, ambendo così – come insegna Walter Benjamin – ad un proprio statuto epistemico.

    Quale ruolo gioca il genere all'interno del sistema produttivo contemporaneo? Questa – ridotta all'osso – la domanda da cui muovono queste brevi riflessioni. In termini diagnostici, le analisi più convincenti mettono in luce la natura ibrida del processo di accumulazione attuale entro il quale sfumano i confini che tradizionalmente delimitavano i luoghi della produzione. Vita e lavoro tendono a confondersi e, al contempo, una porzione significativa dei mezzi di produzione è incorporata nel lavoro vivo.

mercoledì 9 maggio 2012

Il genere al lavoro


Workshop a cura del Laboratorio Sguardi sui Generis
                                                                      
L’uguaglianza disponibile oggi non è filosofica ma politica: ci piace, dopo millenni, inserirci a questo titolo nel mondo progettato da altri? Ci pare gratificante partecipare alla grande sconfitta dell’uomo? C. Lonzi

Il workshop si propone di indagare la natura biopolitica del lavoro e degli odierni processi di produzione, cioè il modo in cui, dentro il capitalismo globale, l’inclusione di donne, migranti e categorie sociali tradizionalmente escluse produce gerarchizzazione della forza-lavoro e nuovi sfruttamenti. Leggere le trasformazioni in atto (la riforma del mercato del lavoro, le politiche di austerity) a partire da questa chiave, significa mettere in luce la ristrutturazione delle relazioni sociali e produttive che le politiche del debito producono, attraverso i dispositivi del reddito, del welfare, della cittadinanza. Il terreno del genere, in particolare, si rivela particolarmente strategico dentro questi processi nella misura in cui alla sua messa al lavoro dentro contesti produttivi sempre più precari si affianca l’estrazione di un valore invisibile ma non per questo meno rilevante: quel lavoro riproduttivo e domestico che, sostituendosi ad un welfare in estinzione, è chiamato a nutrire la nuova fase di accumulo di risorse e forza-lavoro.

mercoledì 2 maggio 2012

Le battaglie delle donne argentine per la legalizzazione dell'aborto

Riportiamo l'intervista realizzata ai microfoni di Interferenze con una compagna che da qualche mese si trova in Argentina e che ci ha raccontato delle battaglie per la legalizzazione dell'aborto che da anni si danno su quel territorio.
In Argentina, infatti, all'oggi l'aborto è considerato illegale, e come tale perseguibile penalmente, con la sola eccezione per le donne che subiscono violenza sessuale.
Questo ha ovviamente molte ripercussioni sul piano sociale: le donne delle classi sociali più ricche possono infatti rivolgersi a cliniche private (che, dietro lauto compenso, praticano indisturbate interruzioni di gravidanza) ma la maggior parte delle donne è invece costretta ad affidarsi alla clandestinità.

Un primo maggio di lotta..non è uno slogan!


Ieri abbiamo vissuto una giornata eccezionale qui a Torino.
Il sindaco Fassino invece ha avuto una difficile primo Maggio, a partire da via Po fino al comizio finale in Piazza San Carlo, gli è stato impossibile muovere un passo senza che la sua presenza venisse duramente contestata da tutte quelle componenti che stanno subendo i tagli imposti dalla giunta comunale.

venerdì 27 aprile 2012

Non chiamiamoli delitti passionali: la passione non c'entra nulla!


Delitto passionale, questo il modo più comune attraverso cui vengono nominate le morti di compagne, mogli, figlie e fidanzate, andando a patinare di eccezionalità e romanticismo atti così frequenti da divenire sistematici. Ogni due giorni una donna viene uccisa e spesso per mano di un uomo, afferma Lorella Zanardo; secondo il Cedaw i casi di femminicidio aumentano ogni anno del 6,7 % e quasi tutti avvengono in seno alla famiglia.

L’omicidio di Vanessa Scialfa, ventenne assassinata dal fidanzato ad Enna (Palermo), non fa eccezione: la gelosia, la furia emotiva, il raptus di collera con l’aggiunta di un po’ di cocaina, vanno a descrivere quello che diviene un fatto di pura cronaca, cancellandone ogni traccia di responsabilità sociale collettiva e culturale. Oltre a creare un muro di silenzio sulla gravità e l’ampiezza del fenomeno della violenza sulle donne, la pura cronaca è una modalità comunicativa che, sistematicamente, distoglie l’attenzione dagli aspetti strutturali del problema e dal ragionare criticamente su un sistema che produce la propria sofferenza trasformandola vouyeristicamente in episodi.

Di seguito alcuni degli articoli usciti oggi:

Repubblica.it Palermo
D - La Repubblica
Il Fatto Quotidiano
Adnkronos

mercoledì 25 aprile 2012

SEMPRE PARTIGIANE!


In vista del 25 aprile, come laboratorio Sguardi Sui Generis, vorremmo pubblicare le interviste realizzate con alcune donne della Valsusa. Tali audio erano stati da noi realizzati a ridosso dell'8 Marzo ma riteniamo significativo diffonderli in occasione dell'anniversario della Liberazione, per l'importanza di sottolineare il filo rosso della Resistenza che unisce le partigiane di ieri con le donne resistenti del movimento NO TAV di oggi. Donne di diverse generazioni, in prima linea in ogni aspetto di questa lotta: da quelli organizzativi, ai momenti di forte contrapposizione con le forze dell'ordine, passando per i momenti assembleari che sempre le vedono protagoniste, senza mai delegare ad altri la difesa della propria esistenza e di quella delle generazioni future, come sottolinea Ermelinda.











Sono stati scritti -dai media- diversi articoli sulle donne del movimento, di uno di questi si parla anche nelle interviste con l'esplicita intenzione di rispedire al mittente le insensate critiche e i giudizi -altrettanto assurdi- che il giornalista crede di poter rivolgere alla parte femminile del movimento.

Sarebbe senz'altro più rassicurante se le donne del movimento rispondessero alla visione stereotipata di questi personaggi che le classificano solo in base all'equazione bellezza=sicura bontà d'animo e mitezza, oppure che vorrebbero ritrarle tutte come amabili signore intente a preparare il tè e a imbottire panini mentre gli uomini fanno il “lavoro sporco”. Niente di più distante dalla realtà di questa visione che vorrebbe schiacciare la componente femminile di questa lotta, su un'unica, riduttiva, dimensione. Le donne della Valsusa sono per noi un grande esempio proprio perchè rifiutano quest'alternativa forzata, retaggio del sistema patriarcale. O angeli del focolare o professioniste degli scontri, cattive ragazze, black bloc...tanto per citare solo alcune delle espressioni spesso usate dalla stampa. Nella vita reale ognuna di noi ricopre -spesso in maniera sfaccettata- ciascuno di questi ruoli ed è proprio questa la nostra forza. Le donne della Valsusa preparano il tè, vanno alle reti, bloccano l'autostrada con i loro corpi e si incatenano alle recinzioni come Marisa ed è proprio attraverso questi processi che una collettività si soggettivizza e rivede anche gli stereotipi collegati ai generi, come ci ricorda sempre Ermelinda nella sua intervista.

giovedì 19 aprile 2012

Incontro sul post porno - Bibliografia e sitografia

Pubblichiamo la bibliografia del materiale utilizzato per l'incontro del 17 aprile scorso, 'Riappropriazione dell'immaginario sessuale e decostruzione degli stereotipi eteronormativi: la sfida politica del Post porno'

RINGRAZIAMENTI PER MATERIALI E SUGGERIMENTI
Rachele Borghi, Be/coming collective in particolare Alice e Helena, Slavina aka Malapecora, Raffella Ferrero Camoletto, tutt* gli/le attivist* e performer, senza i/le qual* non sarebbe stato possibile realizzare questo intervento. Ringraziamo anche le curatrici del libro “Femministe a parole. Grovigli da districare” che ci hanno permesso di utilizzare materiale inedito.